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Articolo di Chiara Salomoni

La celiachia è una problematica di cui si sente parlare sempre più spesso e purtroppo riguarda soprattutto le donne; infatti due persone celiache su tre sono di sesso femminile e di queste quasi 300.00 risultano ancora non diagnosticate, secondo i dati forniti da AIC (Associazione Italiana Celiachia). La Celiachia è una malattia cronica; nel momento in cui la persona celiaca mangia glutine, il corpo risponde con un’infiammazione intestinale. Il glutine è una proteina che possiamo trovare nei cereali come: frumento, orzo, segale, kamut. Questa patologia può avere moltissimi sintomi, da quelli gastrointestinali, che sono i più comuni, come dolore addominale e dissenteria, fino ai più disparati quali: stanchezza cronica, mal di testa o anemia. Se non individuata e trattata correttamente, può portare anche a conseguenze gravi come, nel caso delle donne ad aborti ripetuti, endometriosi, menopausa precoce, difficoltà di concepimento. Poichè spesso nel sesso femminile i sintomi della celiachia spesso risultano vaghi, sfuggenti, non chiari, in molti casi la malattia non viene riconosciuta e diagnosticata. Proprio per questo motivo AIC ha pubblicato la guida “Donna&Celiachia” (scaricabile sul sito www.celiachia.it) realizzata dal Comitato Scientifico dell’Associazione e dedicata ai medici di base e agli specialisti coinvolti più spesso nell’assistenza alle donne, come i ginecologi, gli ostetrici e gli endocrinologi, per aiutarli a riconoscere se le loro pazienti siano celiache anche quando non presentino i sintomi classici della malattia, come spiega Giuseppe Di Fabio, presidente AIC: “Per far emergere il gran numero di casi ancora sommersi serve una valutazione attenta dei segni e sintomi lamentati dalle pazienti e la conoscenza delle camaleontiche modalità con cui la celiachia si può manifestare. La diagnosi precoce è fondamentale per assicurare alle donne celiache lo stato di salute: una rigorosa dieta senza glutine determina la remissione di tutti i sintomi e segni della celiachia e permette alla donna di tornare a una normale vita riproduttiva, familiare, sociale e lavorativa”.

Per effettuare la diagnosi, è necessario effettuare un esame del sangue, per ricercare l’anticorpo “antiglutine” e successivamente, se lo si trova, proseguire con una gastroscopia per accertare il danno. Al momento l’unico modo di trattare questo disturbo è l’esclusione completa di tutti i cibi contenenti glutine o contaminati. Occorre quindi, oltre ad accertarsi che i prodotti consumati siano gluten free, assicurarsi che siano stati preparati in modo da evitare qualsiasi contaminazione.

AIC Associazione Italiana Celiachia, è molto attiva in tal senso e fornisce le linee guida per affrontare al meglio il passaggio alla dieta “aglutinata”.

Se vuoi saperne di più su questa importante problematica visita:

www.celiachia.it

menusenzaglutine.blogspot.it.

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